Ultima modifica: 4 luglio 2017

Intercultura

Il miglior modo per affrontare il problema è guardare in faccia alla realtà:

Sono la mamma di una bambina di sei anni italiana che ha iniziato da pochi giorni la scuola elementare, abitiamo nel centro storico di Livorno e nella classe di Cecilia, 10 bambini su 22 sono bambini stranieri.

Pensavo di essere preparata a questa cosa, perché ho impostato tutta la mia vita, l’educazione dei miei figli e le mie scelte lavorative in questo senso.

Sono impiegata in un ente pubblico e mi occupo anche di politiche interculturali, nella convinzione che poter conoscere orizzonti culturali diversi dal nostro fosse un’insostituibile occasione di crescita, di apertura culturale, di apertura mentale, di evoluzione.

Invece di colpo, e inaspettatamente, mi sono trovata a fronteggiare anche in me il germe del pregiudizio e così sono qui a domandarmi se per Cecilia questa situazione non sia un ostacolo nel suo percorso formativo di base, perché 10 bambini stranieri sono tanti, perché sono di nazionalità diverse, perché la scuola così viene progressivamente abbandonata dalle famiglie italiane”.

Mamma di Livorno che scrive al ministero dell’Istruzione


 In prima media Khurshid, a cui chiedevo come fosse la sua classe, mi rispose che erano in venti, di cui dieci italiani e dieci stranieri. Impressionata da tanta precisione, gli domandai a quale gruppo lui e il suo amico Diego, di papà italiano e di mamma cubana, pensassero di appartenere. Dopo qualche secondo di silenzio, rispose che non lo sapeva. Non credo potesse dare una risposta più esatta.

Chi può dire infatti di Khurshid, nato in India, arrivato in Italia a sette anni, adottato da genitori italiani, di Diego, nato in Italia da madre cubana e padre italiano, di Aimen, nato in Italia da genitori egiziani, che stanno però per avere la cittadinanza italiana, di Xinqui, nata in Cina da genitori cinesi, arrivata in Italia a sette anni, ma talmente brava in italiano, da fare da interprete alla famiglia e essere addirittura la prima della classe… chi può dire di questi bambini chi è italiano e chi è straniero? Naturalmente l’elenco potrebbe essere molto più lungo, perché tutti i bambini che frequentano una scuola italiana parlano italiano e si comportano come italiani, ma anche un po’ come strani, stranieri.

Non c’è da meravigliarsene: siamo tutti un po’ strani, stranieri l’uno per l’altra, visto che le parole strano e straniero hanno la stessa etimologia!

Emanuela Nava (scrittrice)


Gli alunni immigrati sono evocatori di stati d’animo, differenti, da una parte c’è chi è preoccupato e diffidente nei confronti dell’alterità, dall’altra c’è chi considera le differenze una ricchezza. Questo testimonia il dibattito attuale sui temi dell’integrazione e dell’intercultura, ma non bastano progetti interculturali e di integrazione per fare intercultura. L’incontro con le differenze linguistiche, culturali, religiose, somatiche non è un fatto sporadico e casuale, ma un elemento quotidiano e normale negli ambiti educativi, nei luoghi di aggregazione, nei servizi sociali e sanitari, a cui occorre rispondere nella solidarietà e nell’accoglienza, oltre il pregiudizio e la discriminazione. L’educazione interculturale subentra ufficialmente nella scuola italiana nel 1990 quando tale definizione entra nel mondo educativo tramite le normative ministeriali. Dagli inizi degli anni ‘90, quando nella scuola italiana cominciano ad entrare bambini e ragazzi di altre nazionalità, gli insegnanti si rendono conto che queste presenze esprimono esigenze, problemi, bisogni e molto altro insieme, dove i volti, i colori della pelle, i silenzi, i linguaggi non verbali, le frasi in lingue incomprensibili esprimono disagi e problemi aperti. Intercultura è un termine che contiene in sé un processo e un programma, dove inter significa interazione, scambio, apertura, solidarietà e reciprocità, sottolineando il processo di confronto, di scambio e di cambiamento reciproco, e cultura indica il riconoscimento dei valori, dei modi di vita, delle rappresentazioni simboliche a cui si riferiscono gli esseri umani come individui e società, proponendo un senso più ampio, non limitato alle forme alte del pensiero e dell’azione, ma esteso all’intero modo di vivere, di pensare e di esprimersi nell’ambito del gruppo sociale. La scuola, in una società multiculturale, può svolgere un ruolo importante nella formazione di cittadine e di cittadini dall’identità planetaria.

 

Progetto A.L.I.

PROGETTO_ALI_2016_2017
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Protocollo Provinciale Istituti Comprensivi

Protocollo_Provinciale_IC
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